A scanso di equivoci, a me Prometheus è piaciuto davvero molto.
Trash, fantascienza, azione e mistero uniti sotto una sceneggiatura davvero scadente che solo Damon Lindelof poteva garantire. Ridley Scott sembra essersi opacizzato negli ultimi anni, e con Prometheus ha dimostrato come un intero mito cinematografico (come quello di Alien) possa morire in meno di 2 ore. Neanche Alien Resurrection era riuscito a tanto.
I personaggi sono macchiette inutili, brutti sia a livello estetico che a livello narrativo. Il procedere della storia, sino alla prima metà del film, sembra interessante, abbastanza lenta per godersi queste gigantesche strutture titaniche e il mistero che raccontavano. Con la seconda metà del film tutto cade nell'azione, nella frenesia hollywoodiana atta a voler mostrare scene sempre più assurde e cruente senza un minimo spessore narrativo, senza spiegare nulla di ciò che accadeva.
Alieni che vogliono uccidere umani, umani che vengono infettati da non si sa cosa, vecchi che non vogliono morire, robot che infrangono le leggi della robotica costruite con tanta pazienza dal povero Isaac Asimov, frigide che sembrano robot, protagoniste che vogliono imitare Ripley.
Insomma, tutto è stato buttato nella caciara più totale!
Tra buchi narrativi, personaggi secondari che diventano antagonisti e che sono truccati come i teletubbies, alieni che vogliono distruggere l'umanità tanto perché molti altri prima di loro (in altri film e in altre epoche future) l'hanno fatto, il film poteva essere sfruttato molto meglio.
Di sicuro ciò che si nota è che i collegamenti con Alien avverranno con altri sequel.
In molti hanno notato somiglianze piuttosto evidenti con la struttura narrativa di Alien, parallelismi che sono utili come linee guida per riportare lo spettatore all'universo mitologico creato con Alien. A molti critici e spettatori non è piaciuta questa mossa. I parallelismi ci sono, ma sono sottili e le differenze sono tante: in Alien l'orrore spaziale è celato e nascosto, si vede solo alla fine del film; in Prometheus l'orrore è evidente e mastodontico, ciò che spiazza non è tanto l'alieno che non si vede quanto l'alieno che si palesa davanti agli occhi dello spettatore mostrandone tutti i particolari.
Per me, è l'unica mossa saggia all'interno di un film che poteva essere un capolavoro.
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giovedì 20 settembre 2012
giovedì 26 luglio 2012
Biancaneve e.. i nani dove sono?
Può non sembrare, ma ormai il cinema è in piena crisi.
L'industria sembra boccheggiare in mancanza di una spinta di innovazione narrativa che possa realmente introdurre nuove storie, nuovi personaggi e nuove idee. Ormai sembra che tutto sia un ammasso ristagnante di trame già scritte, di remake, di reboot, di remake di reboot. Non c'è bisogno della mia inutile laurea in DAMS per capire che la crisi sta letteralmente affogando la creatività (narrativa) del cinema. Ciò che ne consegue sono film di supereroi e favole rivisitate in chiave contemporanea, stravolgendo la storia e i personaggi con qualche bella linea narrativa alternativa che possa piacere al pubblico del 2012 e dell'avvenire.
Ciò che rimane interessante è il fatto di voler continuamente tramutare le storie (in questo caso le favole) in adattamenti che nel bene e nel male riescono ad attirare l'attenzione degli spettatori.
Gli spettatori hanno bisogno di spettacolarità e di veder spettacolarizzate storie che conosco, che un tempo leggevano su un bel libro o su un fumetto, o che avevano visto in televisione o al cinema.
Chi vede un film vuole rilassarsi con qualcosa che conosce già (Biancaneve e i sette nani), ma vuole vedere un altro punto di vista immerso in genere narrativo estraneo all'originale (dark-fantasy) e quindi vuole essere stupito non solo sul piano degli effetti speciali, ma soprattutto dello stravolgimento della storia (Biancaneve e il Cacciatore).
La magia degli effetti speciali
Se da un lato è inevitabile non accorgersi di questa incredibile mancanza di innovazione sul piano dei titoli proposti al cinema, dall'altro lato è anche vero che sul piano estetico si toccano vette di intrattenimento puro. Nel caso di Biancaneve e il cacciatore, gli effetti digitali sono veramente incantevoli, quasi disturbanti in determinati momenti che di solito sono riservati alla Regina cattiva, interpretata da una Charlize Theron incredibile.Questi momenti di puro godimento visivo (e la bellissima Charlize Theron) fanno quasi dimenticare l'inettitudine attoriale di Kristen Stewart e di Thor alias Chris Hemsworth. Forse è proprio questa la magia degli effetti speciali in Biancaneve e il Cacciatore!
Gli effetti speciali fanno un altro miracolo: sono talmente coinvolgenti da far quasi dimenticare la trama stessa troppo disordinata, "buttata in caciara" e piena di plot-hole che non rendono Biancaneve e il Cacciatore un film apparentemente completo.
I personaggi sono disegnati con superficialità, e sarebbe bastato davvero un piccolo sforzo di sceneggiatura per renderli realmente interessanti. Eppure, essendo così diversi dalle loro controparti favolistiche, tendono ad essere piacevoli. La figura di Biancaneve viene totalmente cambiata: da donna passiva a guerriera incazzata!
Biancaneve e.. i nani dove sono?
I nani ci sono, tranquilli, ma anche loro soffrono della stessa malattia degli altri personaggi: la debolezza di carattere. Inoltre hanno dei nomi pessimi, degni di scaricatori di porto (senza offesa per la categoria).
L'intera trama scorre abbastanza bene, ma gli eventi accadono senza una valida ragione. I personaggi non hanno un reale motivo per combattere e dare così spessore e importanza alla figura del Cacciatore è stata una forzatura che si nota sin da subito.
Rimane il fatto che il film è godibile: le linee guida della favola originale si intravedono sempre e le citazioni rendono piacevole lo scorrimento della trama principale, che assume tinte dark-fantasy sin dalla prima scena; gli effetti speciali sono il vero fulcro dell'esperienza cinematografica, che adombra totalmente l'inespressività di Biancaneve e del Cacciatore e di tutti gli altri protagonisti (la Regina è esclusa, ovviamente); infine la trama, non prendendo connotati propriamente romantici, riesce a essere estremamente interessante.
Biancaneve e il Cacciatore è una favola che non deve essere presa sul serio. Ma almeno non c'è il 3D!
L'intera trama scorre abbastanza bene, ma gli eventi accadono senza una valida ragione. I personaggi non hanno un reale motivo per combattere e dare così spessore e importanza alla figura del Cacciatore è stata una forzatura che si nota sin da subito.
Rimane il fatto che il film è godibile: le linee guida della favola originale si intravedono sempre e le citazioni rendono piacevole lo scorrimento della trama principale, che assume tinte dark-fantasy sin dalla prima scena; gli effetti speciali sono il vero fulcro dell'esperienza cinematografica, che adombra totalmente l'inespressività di Biancaneve e del Cacciatore e di tutti gli altri protagonisti (la Regina è esclusa, ovviamente); infine la trama, non prendendo connotati propriamente romantici, riesce a essere estremamente interessante.
Biancaneve e il Cacciatore è una favola che non deve essere presa sul serio. Ma almeno non c'è il 3D!
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| Thor/Cacciatore mantiene questa espressione per tutto il film. |
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mercoledì 6 giugno 2012
Limitless
Eddie Morra è un aspirante scrittore che
non riesce a sfondare nel campo della letteratura. Il blocco dello scrittore lo
costringe a ricorrere a rimedi pericolosi quando per caso incontra il suo ex
cognato, che gli offre una nuova droga “legale” che permette di aumentare al
massimo le capacità intellettive. Eddie
non si fa tanti problemi e assume la pillola di NZT. Il suo cervello inizia a
funzionare come un computer: riesce a imparare a suonare il pianoforte in meno
di un giorno, così come qualsiasi lingua e qualsiasi tipo di abilità, e ancora
più straordinario è che riesce a scrivere il libro in meno di poche ore. L’effetto
del farmaco però è limitato, e per riprovare quella sensazione di onnipotenza
Eddie ritorna dal suo ex cognato, il quale però lo inghiotte in un vortice di
malavita. Ma con il cervello sfruttato al 100%, Eddie non ha paura di niente, e inizia una scalata ai vertici di
Wall Street: da una piccola somma ricava milioni e le sue imprese vengono
notate dal magnate della finanza Carl Van
Loon, che gli offre un posto come consulente mediatore durante una grande
fusione tra corporation. Inebriato dall’odore del successo, si accorge però dei
terribili effetti collaterali del farmaco; è attaccato alla vita più di
chiunque altro, e fa qualsiasi cosa per continuare la sua scalata verso la
conquista del suo impero.
Limitless,
sin dalle prime immagini, impressiona e promette di essere un titolo originale
e ben costruito: andando avanti con la storia, ci si rende conto che quelle
premesse sono fondate. Al di là dei piccoli difetti come dialoghi piuttosto
sterili e buchi narrativi che denotano l’origine letteraria del film, Limitless
rimane un incredibile film di denuncia, di azione, di thriller e di
intrattenimento.
La critica
che viene mossa è piuttosto interessante, perché guarda allo sfruttamento delle
capacità di un uomo come lo sfruttamento dell’uomo stesso. Il denaro è il vero
potere che ogni uomo vuole ottenere, e Limitless disegna questa amara
verità tratteggiando un personaggio poliedrico nel suo carattere e nella sua
evoluzione, e realistico nelle sue intenzioni. Raggiungere le vette di Wall
Street rappresenta la condizione dell’uomo del 21^ secolo: un uomo i cui sogni vengono
ridotti a un comun denominatore, ossia il denaro.
Affianco
alla critica intelligente, c’è però un film davvero interessante dal punto di
vista delle sequenze d’azione, frenetiche nei tempi e ben costruiti nelle
immagini. L’effetto che provoca il farmaco alla mente di Eddie viene disegnato in maniera quasi ipnotico, con tecniche
digitali e un montaggio che unisce riprese metropolitane in profondità: la
macchina da presa sembra percorrere le strade di New York in un unico piano
sequenza (senza interrunzioni), dando un senso di vertigine.
Limitless
è stato tratto da un libro, The Dark Field di Alan Glynn, e nei casi degli
adattamenti cinematografici di opere letterarie si sente sempre quel senso di
vuoto narrativo che in un libro viene colmato da dettagli e tematiche che non
possono essere riproposte sul grande schermo. È per questo che la trama del
film risulta a volta troppo lunga e a volte priva di un collante che regga
tutte le questioni che propone. Ma
grazie alla bravura di Bradley
Cooper nei panni di Eddie il film
è godibile sino all’ultima scena, che propone con un retro gusto amaro come il
potere, nella società di oggi, non si ottiene mai in maniera lecita.
Criticabile
la presenza di Robert De Niro, ormai
ridotto all’ombra di sé stesso, che non riesce a dare nemmeno un quarto della
sua bravura nei panni di un personaggio inquietante quanto pericolosamente
realistico come Carl Van Loon.
Fortuna che la star Bradley Cooper
sostiene tutto il film con la forza della sua interpretazione.
mercoledì 23 maggio 2012
Super 8
Fine degli anni ’70: un gruppo di ragazzi sta girando
uno zombie movie per un concorso di corti amatoriali. Joe Lamb e i suoi amici decidono di girare una scena con la
ragazza più bella della scuola nei pressi di una stazione. Proprio lì, al passaggio
del treno, avviene un misterioso disastro ferroviario che distrugge totalmente
la tranquillità della piccola città in cui vivono. La scomparsa di persone,
eventi straordinari, l’arrivo di squadre militari sono il preludio di qualcosa
che cambierà il destino di Joe Lamb.Dopo la geniale rivisitazione di Star Trek, J.J. Abrams torna sul grande schermo con un film molto atteso dalla critica e dal pubblico, che rispolvera la fantascienza spielberghiana in chiave contemporanea. Conosciuto specialmente come l’ideatore di Lost, J.J. Abrams racchiude in Super 8 tematiche a lui care e che riprende molto spesso nelle sue creazioni: come la fantascienza in chiave mistica e mitologica, legata alla quotidianità di persone comuni; la passione per i dettagli vintage degli anni settanta come i film, proiettori e oggetti simili; e l’idea che il mistero non può essere compreso, quindi non deve essere spiegato.
Prima di essere un film di fantascienza, Super 8 è un film che parla della difficoltà di crescere e di trovare il proprio posto nel mondo dopo una tragedia. L’aspetto drammatico si struttura sul rapporto padre/figlio e sullo scontro generazionale e affettivo tra Joe Lamb e suo padre, vicesceriffo della città, che dopo la morte della moglie si trova a badare al figlio; il divario e le incomprensioni tra i due saranno una costante molto importante che determinano il pathos principale della trama.
Super 8 basa la sua ragion d’essere sull’operazione nostalgica messa in atto dal regista che vuole riproporre un tipo di cinema di fantascienza caratterizzato dal punto di vista semplice e umano; è evidente la sintesi dell’estetica e dello stile di Steven Spielberg, riassumendo film come Incontri ravvicinati del terzo tipo ed E.T. in chiave horror e adrenalinica. Si può dire che in Super 8 ci sia il (solito) bambino dei film di Spielbergche affronta situazioni da adulti con lo spirito avventuriero dei The Goonies, tutto questo visto attraverso gli occhi giovani e televisivi diJ.J. Abrams. Per questo il film può risultare povero di innovazioni e di contenuti. Inoltre cade in una inconcludenza narrativa che molti noteranno ma a cui non daranno importanza: il film non risponde alle domande che, intenzionalmente, vengono poste durante la storia, illudendo lo spettatore che alcune questioni fantascientifiche vengano risolte. Ma l’aspetto irrisoluto della storia viene messo da parte, in maniera furba, valorizzando l’aspetto umano e sentimentale della trama: ciò che viene concluso è il dramma emotivo e la crescita verso l’età adulta del protagonista che, grazie al supporto del gruppo di amici e al padre, lascerà andare il passato per proiettarsi nel futuro. Lo spettatore accetta di buon grado questo approccio sentimentale, anche perchè J.J. Abrams è molto bravo a sviare il discorso fantascientifico a favore delle lacrime e degli addii.
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giovedì 17 maggio 2012
Midnight in Paris
Gil è uno sceneggiatore di Hollywood
che sta per sposarsi. Da sempre è affascinato dai grandi scrittori, artisti e
pittori che lo hanno ispirato; inoltre è innamorato degli anni 20, epoca
nostalgica che Gil adora per via delle sue caratteristiche uniche. Il suo lavoro
lo vede come una prigione che non lo permette di potersi esprimere pienamente,
e in un viaggio con la sua futura moglie a Parigi, Gil si trova a vivere
un’esperienza magnifica che gli fa capire realmente quale sia il suo scopo
nella vita.
La Parigi secondo Woody Allen è qualcosa di affascinante e
irresistibile: la città sembra racchiudere un segreto che può essere svelato
solo camminando per le vie parigine di notte o camminando sotto la pioggia. Gil
rappresenta il modello perfetto che racchiude questa visione fanciullesca,
innocente e romantica di una città che persiste nell’immaginario collettivo
come magica e unica.
Interpretato da un inconsueto Owen Nilson, il protagonista
principale è il tipico “lavoratore” costretto a dover vivere una vita nella quotidianità
e nella routine, soffocato da doveri che limitano il suo spirito artistico.
Parigi è l’antidoto dalla malattia che lo affligge, ossia la “contemporaneità”; nella nostra epoca bisogna essere delle
macchine perfette, produttori di idee stantie, in cui si vive di cene di
convenienza, di amori obbligati e bisogna fare i conti con persone costruite e
false.
Midnight in Paris è la seconda esperienza parigina di Woody
Allen; aveva girato in Francia alcune sequenze di Tutti dicono I love you.
Woody Allen presenta una Parigi inedita, quasi fantascientifica nel segreto che
racchiude. Infatti, Gil si trova a vivere le notti parigine in compagnia di
personaggi e artisti che ha sempre amato e che non ha mai potuto “ringraziare”
dal vivo, che lo aiutano nel suo romanzo e nella ricerca di sé stesso. Nel suo
viaggio all’interno di una Parigi “passata”, conosce
Adriana, interpretata da Marion Cotillard, una bellissima stilista che lo aiuta
a capire cosa vuole realmente da un rapporto d’amore e dalla sua vita.
Il
film non è solo un omaggio a Parigi, ma è un omaggio all’arte. Ma ciò che è
strabiliante in questo film è la capacità di rendere divertente, ironica e
pazzesca la descrizione di essa, senza cadere nel sentimentalismo, nella noia e
nella presunzione; Woody Allen ha un bagaglio culturale immenso, che vuole
condividere con il pubblico senza arroganza e senza farlo sentire inferiore. Lo
spettatore può anche non conoscere Luis Buñuel, ma in Midnight in Paris
imparerà comunque ad amarlo.
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sabato 5 maggio 2012
500 giorni insieme
Quando una storia d'amore finisce è inevitabile ripensare a tutti i momenti passati, ed è con questa ovvia verità che nasce (500) Giorni insieme, un semplice ed efficace tributo ai cuori spezzati. La storia narra di Tom (Joseph Gordon-Levitt), un sognatore che non ha smesso di credere nel colpo di fulmine e nel vero amore, e di Sole (Zooey Deschanel), affascinante ragazza dall'apparente cinismo e con una visione disillusa del mondo, che si ricrede quando incontra Tom. All'inizio sembrano non essere fatti l'uno per l'altra, ma in seguito scoppia la scintilla; sembra un idillio tra i due ma qualcosa va storto, e improvvisamente i due si lasciano. Tom cade in un baratro di disperazione, e non può fare a meno di ripensare ai giorni trascorsi con la ragazza.
Sin dall'inizio la voce beffarda del narratore avverte gli spettatori che questa non è la solita storia d'amore, anche se ci sono tutti gli elementi di una storia romantica: c'è un ragazzo, una ragazza, e c'è una romantica relazione. Ma il territorio dell'amore in (500) Giorni insieme viene esplorato e dissacrato con enorme dinamicità e con un imprevedibile senso ludico, divertendo e lasciando un lieve sapore amaro in bocca, poiché chiunque ha ricevuto un due di picche e quindi l'immedesimazione è assicurata.
Il film è narrato dal punto di vista del povero Tom privato dei punti di riferimenti riposti nella ragazza. É dalla rottura dei due che parte la storia: un inizio atipico che sin da subito evidenza come il film non sia rinchiuso nelle solite regole delle commedie romantiche e che viene lasciato spazio a un'originalità sorprendente.
Il segreto e la infallibilità del film risiedono nello titolo stesso: i (500) giorni che raccontano la storia di Tom e Sole scorrono in sovrimpressione a mo di roulette russa e bloccandosi a random per mostrare un evento in particolare. Sotto un inesorabile lente di ingrandimento i dettagli, le sensazioni, e i momenti vissuti vengono ampliati e “distorti” dal protagonista, ad esempio trasformando la mattina seguente a una notte di passione in un vero e proprio musical.
Gli autori hanno deciso di assumere una struttura narrativa a “puzzle”: partire da una scena per ricostruire l'intero quadro narrativo e “giorno per giorno” capire cosa è successo ai due amanti. É una scelta stilistica che ricorda molto Memento di Christopher Nolan, in cui il protagonista per via di un problema della memoria è costretto a rivivere a ritroso alcuni fatti accaduti; gli autori sembrano essersi ispirati a questo film e anche ad altri dello stesso filone di appartenenza. La storia d'amore viene smontata e privata del suo ordine temporale, tutto questo per poter seguire il flusso di ricordi e di sensazioni di Tom. L'intenzione è di dare un disordine apparente tale da incuriosire lo spettatore e obbligarlo a rimettere insieme i pezzi per capire perché la coppia è esplosa.
Gli autori hanno giocato una carta vincente partendo da
una storia d'amore finita male: il film
doveva avere un impronta totalmente differente, e solo dopo che Scott
Neustadter, lo sceneggiatore del film insieme a Micheal H. Weber, è
stato lasciato da una donna che il film si è modificato prendendo spunto dalla
proprio dalla sua esperienza personale. In un ottimo mix di dialoghi vincenti,
situazioni esilaranti, e interpretazioni mature e realistiche che la pellicola
meriterebbe di entrare nell'olimpo del genere Comedy, portando allo stesso
tempo freschezza e semplicità.Il regista Marc Webb finora aveva lavorato nel campo dei videoclip, ed è piacevole come i riferimenti e le citazioni di brani british pop (soprattutto i The Smiths) diano un atmosfera musicale di ottima qualità e coinvolgimento. Un peccato per il titolo originale che è andato perso nella traduzione italiana, ossia (500) days of summer che rendeva meglio il messaggio che il film vuole trasmettere: in fin dei conti, Sole non è solo una ragazza, ma è un “errore” che tutti hanno vissuto, ma l'amore è lo sbaglio più bello della vita, ed è questo che insegna lo straordinario finale che sconvolge tutte le previsioni che lo spettatore è portato a fare sino a un istante prima.
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