lunedì 9 settembre 2013

Faccia da videogame - Bioshock Infinite, Booker Dewitt

Videogame che ha scosso un enorme successo in questo 2013 è Bioshock Infinite.
Discostandosi dalle atmosfere claustrofobiche, questo nuovo titolo raggiunge vette di pura narrazione. Tra politica, fantascienza e horror, Bioshock Infinite è davvero un videogame che vale la pena di essere goduto in tutta la sua pienezza. A differenza dei due predecessori, Infinite ha un protagonista ben delineato, che ha una voce e un aspetto fisico (che si vede un paio di volte durante il videogame) che caratterizzano a pieno un personaggio che esce fuori dallo schermo per quanto sembra vivo.
La serie Bioshock non ha mai vantato di cut-scenes degne di questo nome, ma può garantire una narrazione che va vissuta attraverso le voci dei suoi protagonisti. Nel corso della storia e dei vari livelli che compongono sia Rapture che Columbia, si trovano dei registratori in cui sono impresse le memorie, i racconti, e le voci degli abitanti di queste due fantastiche città. Attraverso la loro narrazione, la storia viene composta come in un mosaico; senza questi oggetti, il titolo neanche si comprenderebbe per quanto è articolato in termini sociali, politici e fantascientifici.
Le voci e le interpretazioni degli attori sono quindi un punto focale di questo tipo di narrazione. Nel caso di Booker Dewitt, la voce è stata prestata e interpretata magistralmente da Troy Baker. Attore che non è nuovo del settore videoludico.



                                                                                                                   

mercoledì 14 agosto 2013

Faccia da videogame - Tomb Raider (2013)


A mio parere, il 2013 è stato caratterizzato da 3 videogame che hanno totalmente sconvolto il mio modo di vedere le console next-gen: Tomb Raider, Bioshock e The Last of Us.
Le console next-gen non hanno mai goduto videogame realmente d'avanguardia e interessanti. Non c'erano videogame che riuscivano a colpirmi il cuore e stupirmi, come facevano le console precedenti caratterizzate da titoli che riuscivamo a toccare l'animo di noi videogiocatori.
Il 2013 è caratterizzato da una svolta. E' forse il canto del cigno delle console next-gen PS3 e XBOX360, che hanno passato il testimone ai loro eredi PS4 e XBOXONE?
Partiamo con Tomb Raider, reboot della famosissima serie incentrata sulle avventure della archeologa Lara Croft. Formosa, intelligente, agile e ironica, Lara Croft sin dalle sue origini ha creato un fenomeno di culto. Il suo personaggio è diventato un'icona videoludica che nel tempo non ha perso il suo carisma e fascino.
Negli ultimi anni però le sue avventure avevano perso di interesse, sia per via delle pessime scelte della software house Eidos (The Angel of Darkness), sia perché il gameplay era diventato fin troppo "complicato" per i nuovi videogamer che sono abituati a giochi facili, corridoi, mappe e armi  a volontà con cui spaccare il culo ai nemici.
Così Tomb Raider, passato in mano alla Square-Enix, si è uniformato allo standard dei videogame odierni, diventando un "Uncharted" (rappresentante dei videogame di ultima generazione) e trasformando Lara Croft in una donna vera e propria. Sensibile, forte, fragile e umana.

In questo reboot Lara è una 21enne; per una serie di sfortunati eventi è costretta a dover diventare l'archeologa che siamo abituati tutti a conoscere. La sua precedente time line è stata stravolta a favore di una storia che raccontasse le origini della famosa archeologa.
L'attrice britannica che ha prestato il suo volto e la sua voce è Camilla Luddington.
Nei titoli precedenti, Lara Croft ha avuto decine di modelle e attrici che hanno prestato il loro corpo e la loro voce per rappresentare al meglio la bella archeologa. Tutte puntavano su un look aggressivo e avvincente. Camilla Luddington invece doveva rappresentare una Lara giovane e possibile più umana di tutte le sue precedenti incarnazioni.
Il nuovo Tomb Raider apre enormi possibilità di rivincita di un brand che stava per cadere nell'oblio. La nuova Lara è l'esempio di come il realismo di un personaggio e della sua storia sia la mossa vincente. La narrazione (cinematografica) ha ormai invaso il videogame. Tomb Raider ne è l'ulteriore conferma in questi ultimi 20 anni.





lunedì 15 aprile 2013

Bioshock Infinite

Bioshock Infinite rappresenta una delle infinite possibilità degli FPS di potersi redimere. Genericamente un FPS non vanta di una grande trama, ma Ken Levine ha saputo investire questo genere di una nuova luce partorendo un videogame eccezionale come Bioshock.
Bioshock vanta di una narrazione eccezionale, intrigante e complicata al punto giusto. La storia viene raccontata attraverso la prima persona, quindi dite addio a cut-scenes cinematograficamente valide: il tutto avverrà quasi in tempo reale, mentre sparate, camminate e raccogliete oggetti. Nei primi due Bioshock le atmosfere dark e claustrofobiche di Rapture doneranno un'anima incredibilmente horror alla storia.
In Bioshock Infinite domina la luce, vasti panorami della città di Columbia e colori accesi e vivaci. Dimenticate quella dimensione horror donata dall'oscurità: l'horror di Bioshock sarà molto più psicologico, religioso e umano.  A differenza dei primi due Bioshock, Infinite rappresenta la follia umana sotto la luce del sole, con quella forma di raziocinio che spaventa terribilmente.
Il modo di raccontare la storia è rimasta invariata: ci sono sempre le registrazioni che si troveranno lungo il cammino a caratterizzare e concretizzare sempre di più la narrazione. L'innovazione principale è il protagonista, Booker DeWitt, che è rappresentato finalmente come un personaggio vivo e vegeto, con le sue emozioni e il suo carattere. Affianco c'è Elisabeth, che insieme alla città di Columbia, è la vera anima di Bioshock Infinite. La sua personalità sembra quasi uscire dallo schermo, e sebbene la sua funzione durante il gameplay si racchiuda esclusivamente in due azioni (scassinare cassaforti e porte e aprire portali che ti permettono di utilizzare determinati oggetti) la sua presenza riesce a rendere l'esperienza di gioco qualcosa di incredibile, sebbene si muova su binari già visti nei vecchi due capitoli.
Il gameplay si basa sempre su abilità genetiche/armi/potenziamenti e così via. Nulla di nuovo ma al tempo stesso il giocatore fidelizzato saprà già come gestire i movimenti del protagonista.
La storia avrà colpi di scena pazzeschi, e la città da splendente diverrà sempre di più cupa e caotica. I due protagonisti evolveranno durante il corso del tempo, soprattutto Elisabeth che saprà entrare nei cuori dei videogiocatori sin dal primo istante.






sabato 30 marzo 2013

Ni No Kuni - La minaccia della Strega Cinerea



Quando si parla di Level 5, parliamo di videogame ambigui nella loro semplicità che a volte spiazzano (in negativo), a volte non coinvolgono, a volte non convincono. Titoli come Rougue Galaxy o Dark Cloud avevano un design interessante ma non accattivante e un sistema di gameplay piuttosto macchinoso e poco pratico. Con Ni No Kuni, lo studio Level 5 non si distacca molto dallo stile di questi videogame, che come Dragon Quest VIII propongono nell'insieme un'esperienza videoludica interessante che tenta di recuperare l'rpg puro e crudo basato sull'esplorazione, sui combattimenti, su dungeon complicati e boss difficili da eliminare se non con un duro allenamento.


Ni No Kuni, per chi non lo sapesse, è stato sviluppato dallo Studio Ghibli. Fondato da Hayao Miyazaki, il famosissimo studio ha partorito film meravigliosi come La città incantata, Il castello errante di Howl, Ponyo, Porco Rosso (la Lucky Red sta rispolverando i vecchi classici e li sta riportando sui grandi schermi italiani). La conseguenza fondamentale ricade sul design e sull'estetica: sembra di vivere in un film di Miyazaki. Lo stile e la grafica sono coinvolgenti, così come alcune cut-scenes animate (che potevano essere molte di più). Dal punto di vista estetico Ni No Kuni è impeccabile, una boccata d'aria fresca nel panorama videoludico in cui c'è una corsa per raggiungere il fotorealismo sempre più avvincente e accattivante.

Dal punto di vista del gameplay Ni No Kuni soffre della macchinosità dei suoi cugini spirituali. Il sistema di combattimento, inizialmente, è lento e forse piuttosto ripetitivo, ma alla fine risulta intuitivo e gradevole dopo parecchie ore di gioco. Viene proposto un misto di classico rpg ed action, in cui è possibile muovere il personaggio all'interno dell'area di combattimento. Dopo molte ore di gioco è possibile destreggiarsi tra le abilità dei personaggi e dei famigli, creature adorabili che possono evolversi stile Pokemon per migliorare le proprie abilità e statistiche. Utilizzando i famigli ci si rende conto che i personaggi secondari (Ester e Arsuino) diventano quasi obsoleti per quanto riguarda le loro abilità offensive; ciò rende piuttosto inutile il loro utilizzo.


La storia è tanto "ingenua" quanto genuina. Non bisogna aspettarsi una narrazione complicata e articolata, ma una favola semplice e pura, senza pretenziose elaborazioni narrative. Come ogni favola di Miyazaki, Ni No Kuni ricalca quella leggerezza che contraddistingue le sue opere. La storia di Oliver è delicata e commovente. Il suo viaggio in quel mondo fantastico, dove la magia regna sovrana, è un'esperienza indescrivibile ed è lontana da tutto ciò che abbiamo giocato in questi ultimi anni. In fondo Ni No Kuni racconta di un bambino che vuole salvare la sua mamma. Non c'è niente di più bello.



Tutto ciò è andato perduto negli ultimi anni con i titoli di nuova generazione, viene recuperato con questo capolavoro.








giovedì 28 marzo 2013

Metal Gear Solid V: The Phantom Pain


Credo che Hideo Kojima sia il più grande artistica della storia videoludica e non solo.. è riuscito a creare una saga che di capitolo in capitolo colpisce nel cuore e nell'anima. Questo trailer è la prova che Kojima non solo è un grande artista, ma è anche un grandissimo paraculo. Inizialmente presentò Ground Zeroes e The Phantom Pain come due capitoli separati; in seguito disse che molto probabilmente Ground Zeroes (che era collocato temporalmente dopo gli avvenimenti di Peace Walker) non sarebbe potuto uscire; infine The Phantom Pain suscitò non pochi scalpori per via di un trailer che lasciava una miriade di dubbi.
Ieri Hideo Kojima, durante il GDC,  se ne esce con una notizia bomba, che ha spiazzato tutti noi: The Phantom Pain è Metal Gear Solid V e che Ground Zeroes racconta gli avvenimenti 9 anni prima di The Phantom Pain, prima che Big Boss entrasse in coma.

Il trailer è incredibile. Sulle note della canzone dei Garbage "Not Your Kind of People", il trailer affascina e tramortisce con la sua bellezza. Lascia trapelare alcune informazioni sui personaggi e sullo stato mentale di Big Boss, ma il resto rimane nel totale mistero. Il fatto fondamentale è che questo MGS sarà su livelli di surrealismo che andranno al di là della saga.

             















domenica 17 marzo 2013

Tomb Raider




Lara Croft è rinata. Il reboot della famosa serie di Tomb Raider vive di una luce diversa. Spogliato delle dinamiche di gameplay che attingevano dall'esplorazione e dagli enigmi, il videogame è stato rivestito da una storia ben orchestrata e un personaggio vivo, in antitesi con la Lara dei capitoli precedenti. Dal punto di vista del gameplay, vive di elementi action e del genere sparatutto in terza persona. Attinge le radici in Uncharted, proponendo un gameplay già visto da molti di noi e che sta infettando la produzione videoludica.


Come la fortunata serie della Naughty Dog, Tomb Raider ha elementi di gioco che affondano nella spettacolarità del gameplay. Essendo in pratica uno sparatutto in terza persona, il videogame non avanza nulla di innovativo. L'esplorazione è insensata rispetto ai capitoli precedenti: esplorare l'isola può risultare un passatempo noioso e semplice. Le tombe hanno enigmi quasi insulsi per l'intelligenza umana e raccogliere i vari oggetti e diari non ha nulla di coinvolgente.


Se il gameplay prende spunto da Uncharted, la storia (se vogliamo osare) attinge da una narrativa alla Lost, dove il susseguirsi di colpi di scena tengono il videogiocatore attaccato allo schermo per scoprire cosa sta accadendo. La storia non annoia, soprattutto perché la protagonista è talmente realistica nei movimenti e nelle reazioni che è impossibile non lasciarsi coinvolgere dagli avvenimenti.

Lara Croft ha un'anima ma i personaggi secondari no. Hanno un potenziale che non viene espresso minimamente. Tutta l'attenzione è su Lara e sulla sua evoluzione. La ragazza vive un'esperienza incredibile, traumatica, che la costringe a dover crescere tra ferite, violenza e sangue. Insieme a Lara Croft, anche l'isola sembra viva. Le ambientazioni sono molto belle e non sono vuoti spazi dove far correre la protagonista. I luoghi pullulano di misteri e trasmettono sensazioni uniche.
Il comparto tecnico tentenna. La grafica di gioco è incredibile, ma quando iniziano i filmati c'è qualcosa che non quadra. Le espressioni facciali sono gommose e i movimenti sono poco fluidi. Peccato perché il comparto tecnico prometteva di raggiungere la perfezione.


Tomb Raider regala ore di gioco davvero emozionanti. Vedere un personaggio così vivo e così reale è un'esperienza incredibile. Crescere e maturare insieme a lei è forse il motivo per cui Tomb Raider si può ritenere un vero capolavoro nel mondo videoludico. Pecca dal punto di vista del gameplay, che poteva essere davvero rivoluzionario se introduceva dinamiche di esplorazione complete e all'altezza dei capitoli precedenti. Di sicuro è l'inizio di una nuova era per Lara Croft, che a livello di chara-design aveva bisogno di rinnovamento.


mercoledì 13 febbraio 2013

Doctor Who 7 - The Snowmen



Gli speciali di natale del Doctor Who sono episodi incredibili, che lasciano a bocca aperta lo spettatore dal primo minuto sino ai titoli di coda. La sesta e la settima stagione del Doctor Who hanno la fastidiosa particolarità di essere troppo complicati a livello di trama: i produttori e gli sceneggiatori hanno voluto forzare la mano, introducendo episodi sempre più complicati che caratterizzassero una storyline quasi incomprensibile.
La sesta stagione, che ha come storia principale quella di River, è stata piuttosto sottotono. L'introduzione di atmosfere dark però hanno dato nuova linfa alla serie, rendendo quasi thriller gli episodi. La settima stagione è stata introdotta con molte news, spoiler e informazioni che raccontavano una sola cosa: la dipartita dei Pond e l'arrivo di una nuova compagna. La nuova compagna l'abbiamo potuta vedere nel primo episodi della nuova stagione, Asylum of the Dalek, ed è protagonista principale nello speciale di natale, The Snowman, episodio particolare che però non smentisce alcuni temi molto cari a Steven Moffat, che è arrivato addirittura ad autocitarsi e citare l'altra serie di successo di cui è a capo, Sherlock. Megalomane allo stato puro, Moffat, che  comunque sa come far divertire il pubblico, lo stesso pubblico che vive le avventure del Dottore col sorriso ma soprattutto con qualche lacrima. In The Snowman le lacrime non mancano, in tutti i sensi.

In questo speciale, l'antagonista di turno non è caratterizzato per niente e l'invasione aliena non è stata intrigante come al solito. Ma questo episodio brilla per due motivi: il Dottore post-Pond e Clara Oswin, il cui destino sembra davvero affascinante.
Il Dottore post-Pond è interpretato benissimo da Matt Smith: il carattere burbero, scontroso ed egoista si sposano bene con la nuova estetica adottata per descriverlo. Per quanto riguarda Clara Oswin invece sembra brillare di una luce particolare. Sarà difficile farsi amare dopo Amelia Pond, ma con questo episodio di capisce che c'è un piano particolare per questo personaggio. La nuova companion viene "subito" accettata dal Dottore, che riesce a togliere un po' di ghiaccio dal suo cuore da quando Amy se ne è andata dalla sua vita. Ma la morte, ahimè, è una costante dell'ultimo Signore del tempo, e questa volta dovrà veder morire per la seconda volta Clara Oswin, a cui un secondo prima aveva affidato la chiave del Tardis. Momento toccante, quello della sua morte, che racconta la disperazione del Dottore ma al contempo la speranza e la voglia di voler salvare un essere umano a cui si è affezionato. Cosa che dopo la dipartita dei Pond non provava più.
La seconda parte della settima stagione si prospetta interessante, e ruoterà intorno alla "donna che è morta due volte" e che a quanto pare sembra importante per l'ordine e gli equilibri dell'universo. Vedremo..

ps: (scusate il ritardo!)

giovedì 20 dicembre 2012

Lightining Returns: Final Fantasy XIII - Trailer!


La trilogia di Final Fantasy XIII sta per giungere a termine. Lightning sta tornando con un nuovo outfit, nuove armi e nuove abilità. La storia è ancora off limits e andrebbe giocato per poterlo giudicare, ma da quanto viene mostrato nel trailer rilasciato il gameplay sembra tornare alle origini di Final Fantasy XIII, che doveva avere un sistema di combattimento simile. I ruoli di combattimento sono ancora presenti sotto nomi diversi, e da quel che si può intuire ogni tasto corrisponde a una determinata azione, che ha un prezzo in ATB. Inoltre sarebbe possibile muoversi nel campo di combattimento.

Questo fu il primissimo trailer rilasciato di FFXIII
Dal punto di vista grafico sembra toccare livelli interessanti di cura e dettagli. La città di Luxerion, dove si svolgerà l'ultima avventura di Lightning, dovrebbe garantire molta libertà di movimento e di azione. Potrebbe essere una specie di free-roaming? Chissà, ai posteri l'ardua sentenza.


La trama dovrebbe svolgersi in questi fantomatici 13 giorni, dopo i quali ci dovrebbe essere la fine del mondo. Il gameplay girerà intorno a questo tema. Le azioni della protagonista incideranno sullo scorrere del tempo.

Ancora sono poche le informazioni.
Sinceramente non mi aspetto nulla da questo nuovo capitolo. Ma staremo a vedere.



Fonte: http://www.zeldainformer.com/news/comments/breaking-leaked-lightning-returns-final-fantasy-xiii-trailer

lunedì 17 dicembre 2012

DMC (demo) - I demoni piangono, pure i videogiocatori



La saga di Devil May Cry ha avuto molti alti e bassi. Il primo capitolo è stato interessante da tutti i punti di vista, introduceva un personaggio intrigante e dalla battuta pronta, un mezzo demone con le palle. Il secondo titolo invece è stato incredibilmente sottotono, con un Dante irriconoscibile che vestiva i panni del bello e dannato e di una co-protagonista controllabile inutile e poco convincente. Il terzo capitolo ha dato nuova linfa alla saga, portando alcuni cambiamenti a livello di gameplay e un restyling del protagonista che viveva la sua prima avventura nel mondo dei demoni quando era ancora giovane. Il quarto capitolo, approdato nelle console next-gen, ha visto l'introduzione di un nuovo personaggio, Nero e di nuove dinamiche narrative ed estetiche (una grafica davvero interessante) che potevano essere sviluppate meglio.

Dopo anni di silenzio, Devil May Cry viene dato in mano a Ninja Theory che hanno voluto creare un reboot del titolo, introducendo un Dante ancora più giovane rispetto a Devil May Cry 3 e totalmente diverso. I videogiocatori, quando hanno visto le prime immagini del nuovo Dante, si sono separati in due fazioni: i puristi (come al solito) che pretendevano un Dante vecchio stile, con i capelli bianchi (un piccolo particolare che caratterizzava pienamente il personaggio), e chi invece non aspettano altro che dare mazzate ai demoni con mille combo e mille armi.


Con la demo nelle nostre mani, è possibile dare un senso a questo reboot e al lavoro che c'è dietro di restyling e di rinnovamento. A livello estetico è molto affascinante: "l'inferno" concepito da quelli di Ninja Theory è davvero caotico e quasi ipnotico nel suo continuo cambiamento e mutamento, con mura che si dissolvono, pavimenti che si allungano, palazzi che tentano di inghiottire Dante e così via. Hanno voluto creare un mondo che si muove insieme al protagonista.
Lo stile grafico è accattivante ma pieno di errori: può darsi che il problema sia determinata dalla demo, quindi bisogna vedere il videogame completo per confermare.


Il nuovo Dante è sfrontato e bastardo, pronto a insultare e a dare mazzate ai demoni come non mai. Appena si prende il controllo del protagonista, ci si dimentica facilmente del vecchio Dante. Si, è stato un personaggio che ha caratterizzato l'era della PS2 e ci mancherà più come icona dell'action-gaming, ma le nuove vesti di Dante sono una boccata d'aria fresca. La vecchia saga è morta, e il quarto capitolo è la conferma di un tentativo vano da parte della Capcom di riportare in auge un personaggio che aveva bisogno di qualcosa di nuovo.




Il gameplay è inutile da analizzare: è il solito action game dove combatti a più non posso. Ci saranno i giocatori che premeranno i tasti a caso. Ci saranno giocatori che meticolosamente vorranno fare tutte le combo del mondo. In parole povere è puro divertimento. Gli action- game d'altro canto regalano comunque ore di intrattenimento come pochi videogame sanno fare.