martedì 10 marzo 2009

THE MILLIONAIRE (2008, Danny Boyle)


Jamal si trova a un passo dal premio finale del programma televisivo“Chi vuol essere milionario”, ma viene ingiustamente accusato di imbroglio e costretto a subire vari interrogatori, durante dovrà difendersi da tali calunnie. Attraverso questo espediente che ci verrà narrata l’intera vita di Jamal.
Il film si giostra su questo parallelismo passato e presente, rappresentato dalla vita mediatica all’interno del quiz: infatti ogni risposta che Jamal darà durante il quiz sarà direttamente collegata a una esperienza della sua vita. Attraverso questo gioco di specchi, grazie anche all’uso di flashback e montaggi alternati dinamici e utili per approfondire l’introspezione emotiva del protagonista e degli altri personaggi, viene narrata la storia di un ragazzo che è stato obbligato a crescere nelle slum di un India priva di scrupoli, degradata e fatiscente (e soprattutto poco “vista” da noi occidentali), dove insieme a suo fratello Salim si adeguerà alle regole di sopravvivenza imposte, mantenendo comunque una forma di purezza incontaminata, a differenza del fratello che verrà totalmente inghiottito dalle leggi violente di quel mondo ostile. Nella vita di Jamal ci sarà una costante: la bella Latika, la quale anche lei verrà sottomessa alle stesse regole. Sarà l’amore a spingere Jamil ad andare al quiz, affinché lei lo possa vedere.
Ciò porterà a una rivalsa mediatica non solo del protagonista ma di tutta la classe sociale della bassa India da lui rappresentato. Nel film la televisione diventa un punto di ritrovo , di coesione, di riunione, cosa che tutti noi ben conosciamo.
Danny Boyle porta sullo schermo immagini crude e commoventi, romantiche e violente. La vita di Jamil è la rappresentanza di un mondo che non vediamo, ed è anche una critica ai paesi occidentali che ignorano del tutto quei disagi sociali ed economici, e i vari problemi tra i quali la criminalità e la negazione dell’infanzia. Durante il film queste problematiche vengono affrontate in maniera semplice, ma non semplicisticamente, con un tocco di ironia, e non per sminuirle ma per renderle commestibili e comprensibili agli occhi dello spettatore.
Ritornando al gioco di specchi e di echi “mediatici” e “psicologici”, la narrazione viene attraversata da diversi piani narrativi, tutti caratterizzati da una successione di schermi mentali e anche televisivi, passando dall’immagine reale a quella mentale del protagonista attraverso l’immersione nello schermo televisivo nel nella quale avvengono le immagini del quiz, del ”Jamal” televisivo.
Il montaggio finale è costruito egregiamente, ma così come tutto il film si basa su una struttura di montaggio avvincente.
La fotografia è evocativa, e affascinante.
Naturalmente questo film è anche un omaggio al cinema di Bollywood, non seconda a nessuno, e anzi detentrice di generi unici, forse troppo snobbati dal cinema occidentale.
Se vogliamo estrapolare da questo capolavoro un messaggio allora è possibile dire che le risposte alle domande della nostra vita vanno trovate nel nostro passato. Un passato che determina già il futuro, "Scrivendolo" secondo una grammatica che rimane incomprensibile a chiunque.

Però mi domando: meritava davvero 8 oscar?

1 commento:

Giulia ha detto...

a ricca ma nn puoi fa due blog identici!!!
:-)